Non ho nulla da mettere...

Oggi cosa mi metto? La prima cosa che capita.
Una delle azioni più complicate è far finta di vestirsi a caso, molti ragazzi che si definiscono "alternativi" anche se non sappiamo bene a cosa, adottano un vestiario casual ( giacca in pelle, pantaloni strappati, berretto NY e scarpe Air Jordan…) per il cui abbinamento hanno dedicato una fine settimana e molte ore su Zalando o Yoox. Ma, alla domanda " come ti vesti" risponderanno: "la prima cosa che capita".
Ormai tutte le ragazze adolescenti ( età indefinita che va tra i 13 anni ai 39) adottano il top corto con l'ombelico in mostra, anche in pieno inverno sotto zero, i ragazzi per contro usano tutto l'anno jeans a sigaretta strappati, vissuti e con caviglia scoperta anche se non piove ( la calza è quasi bandita).
In molti armadi i vestiti si stratificano e si sommano uno sopra l'altro, si fa prima a comprarne uno nuovo che non cercare una vecchia maglia dell'anno scorso.
I mercatini dell'abbigliamento sono invasi da donne vocianti alla ricerca del capo mancante…proprio quello… e quest'anno va di moda il verde, come sempre. Le donne italiane non più giovanissime non sanno mai cosa mettersi addosso, pur avendo tre armadi quattro stagioni stracolmi, la ricerca e la solerzia nel trovare la maglietta adatta alla borsa ed ai sandali è pari solo a quella del disinteresse della sua coetanea nord europea che usa i sandali neri indistintamente per fare il bucato, la spesa ed andare ad un matrimonio, anche se non necessariamente in quest'ordine ( forse cambia le calze).
L'uomo adulto solitamente ha un armadio sobrio e monopolizzato dalla moglie, polo d'estate, camicia e gilet in inverno, non si scappa. Le braghe corte vengono usate con parsimonia, da giovani sono ammesse, da adulto ti rendono ridicolo anche se sono griffate "Ralph Lauren" e costano 190 euro.
Infine, occorre fare una considerazione seria, come riportato dal sito di "radio itineraria", tra il
2000 e il 2014 la produzione di abiti è raddoppiata: oggi l'acquisto di capi di abbigliamento è del 60% in più rispetto a 15 anni fa. Il maggior acquisto è dovuto al minor costo degli abiti, dovuto all'utilizzo del poliestere (fibra tessile che ha soppiantato il cotone) e al fatto che la produzione avviene in Cina e Bangladesh, dove la manodopera costa meno.
Questi numeri inducono a differenti riflessioni, una delle quali riguarda il destino dei vestiti usati. Non esiste, infatti, ancora una vera e propria cultura del riciclo. Negli USA solo il 15% degli abiti usati viene riciclata e riutilizzata, il resto finisce in discarica. Ma non sono solo i vestiti usati a essere buttati, anche gli scarti invenduti dell’industria ... Che fine fanno?
Ogni anno si stima che 39mila tonnellate di vestiti raggiungano il deserto di Atacama, in Cile, dove si vedono dune di scarti tessili.
Nell'articolo di "radio itineraria" si pone l'accento sulla mancanza della tecnologia per riciclare e si chiedono nuove normative tali da indirizzare le scelte dei consumatori e delle aziende produttrici.
Allora forse ho capito, iniziamo a ridurre, pantaloni tagliati (con sei ne fai sette) top corti ( due top una maglietta) e gonnelline svolazzanti, apriamo una nuova frontiera del risparmio, ma non esageriamo nei tagli; l'anziano con le gambe spelacchiate ed i pantaloni corti non si può proprio vedere…

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